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Frazione Cangiani

Contrada Marchesa, Cangiani, MarraE' stata la posizione geografica ad aver sollecitato la fantasia degli abitanti o forse deriva dal cognome di un' antica famiglia di proprietari terrieri?
Comunque la storia di Cangiani è legata alla costruzione di un canale destinato a condurre le acque dalla foce del Sarno a Torre Annunziata. Realizzatore dell'opera fu il Conte di Sarno da cui prese il nome e con cui ancora oggi si ricorda.
Sul finire del XVI secolo, il conte di Sarno D. Muzio Tuttavilla, esponente d'una delle più illustri famiglie del Regno di Napoli, partecipando al Parlamento del Regno e conoscendo le difficoltà di approvvigionamento di granaglie e di farina, il cui costo di molitura incideva moltissimo sul prezzo del pane, prese a cuore il problema e propose di far costruire dei mulini a Torre Annunziata per risolvere il problema e conseguire anche utili personali.
La sede di Torre Annunziata , infatti, fu scelta per due ragioni: la prima per la vicinanza dei mulini alla capitale del Regno (Napoli); la seconda per la possibilità di erigere i mulini nel suo territorio, avendolo comprato pochi anni prima, forse proprio per questo fine.
Lo scavo iniziò nel 1593 e durò alcuni anni. I lavori interessarono i comuni di Sarno, Palma, Striano, Poggiomarino, Scafati, Boscoreale, Pompei e Torre Annunziata.
L'opera fu ostacolata dai possessori dei terreni interessati alla costruzione del canale, tanto che occorse un permesso reale per proseguirli.
Il corso attuale non è quello originario, infatti con l'intervento dell'architetto Fontana il canale fu deviato più a sud, passando per la piccola contrada Cangiani che ne ricavò nuovi impulsi di crescita .
I lavori terminarono nel 1605 ed il canale lungo circa 21 Km. costò circa. 24.000 ducati, cifra enorme per quei tempi. Alla morte di Tuttavilla, ereditò il canale la figlia Maria, sposata con Francesco Colonna, principe di Gallicano; successivamente il canale passò nelle mani dei creditori di quest'ultimo.
Nel 1631 una tremenda eruzione del Vesuvio distrusse i mulini e colmò il canale di vari detriti. I gestori lo pulirono a proprie spese, ma con la rivoluzione di Masaniello il popolo insorse, ruppe gli argini del canale e provocò l'allagamento di molti terreni circostanti. Restò così per molti anni, ma, quando fu trasferita la polveriera del Regno a Torre Annunziata (1652), il vicerè fece riattivare il canale a spese della Regia Camera.
Lo Stato così si impossessò del canale e lo destinò per l'irrigazione delle campagne vicine, operandovi le trasformazioni necessarie. Le acque servirono per irrigare, per abbeverare gli animali e per uso domestico. I contadini, in caso di necessità, usavano l'acqua del canale per bere; ancora erano usate per bagnarsi e per pescare, visto che in questa zona le sponde del canale non erano molto alte per cui ne era facile l'accesso.
Come in contrada Marchesa, anche qui i contadini erano dediti a colture irrigue con produzioni di ortaggi, legumi, canapa, tabacco, grano e granoturco.
Elemento importante, come già accennato, era la posizione geografica: infatti Cangiani, secondo alcuni, rappresentava il punto culminante della salita che partiva da Torre Annunziata e l'inizio della pianura verso l'agro.
Vetturali e carrettieri con i loro carri, che erano il mezzo di trasporto di quei tempi, avevano la necessità di cambiare i cavalli e di abbeverarli e Cangiani rappresentava quasi una tappa obbligata.
Una tradizione orale vuole che nel dialetto locale il cambio si diceva "cangio" dal francesismo change da cui per estensione o cangiamient.
Il posto dove si effettuava il cambio si chiamava u cangian da cui "Cangiani" , oppure "Ponte ò cose", l'antico Ponte Cammaruozzo.
Ma in realtà risulta invece che il toponimo Cangiani deriva da una nobile famiglia ( vedi ad esempio a Napoli la località Cappella Cangiani), che possedeva una masseria nel primo Ottocento nei pressi del Regio Canale Sarno vicino al cosidetto Ponte Mastrillo; tale famiglia si denominava Cangiano.
La chiesa intitolata alla Madonna del Carmine che si trova attualmente a Cangiani è stata costruita nel 1930 con le offerte dei fedeli della zona e di numerosi pellegrini provenienti dalle zone vicine per onorare la memoria della giovane contadinella Carmela D'Auria, che trasferitasi con la famiglia da S.Antonio Abate a Boscoreale, in contrada Marchesa, subito si prodigò in opere di carità , di apostolato di fede e di virtù.
Si distinse per lo spirito di sacrificio, per la bontà e per la pietà cristiana. Di ritorno da un pellegrinaggio al santuario di Materdomini di Nocera Superiore, fatto a piedi, si ammalò gravemente e morì in concetto di santità il 28 agosto 1908 all'età di 23 anni.
La giovane in quel pellegrinaggio aveva chiesto alla Madonna la grazia di "ben morire presto se fosse stata degna per il cielo" .
Ogni anno il 16 luglio, nella contrada, viene celebrata la festa in onore della Madonna del Carmine e nella ricorrenza viene ricordata anche la giovane Carmela. 

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martedì 28 ottobre 2014

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