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Le Masserie

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Le Masserie

Il termine "masseria" designa, nel suo più autentico significato (derivante etimologicamente dal latino massa, latifondo) complessi organismi di edilizia rurale, articolati su un impianto compositivo a "corte". Il momento di più larga diffusione, nel Meridione, si verifica a partire dalla fase di avanzata riorganizzazione del territorio rurale, tra l'XI e il XII secolo, sotto la spinta del riassetto dell'apparato produttivo promosso dalle abbazie benedettine e cistercensi, che conservano quanto, nella tradizione delle più evolute tecniche dell'età classica, non è andato interamente perduto.
Le stesse comunità monastiche assunsero carattere di riferimento urbano e, con l'assegnazione ai coloni di terreni appartenenti all'ordine, crearono comunità assoggettate amministrativamente e fiscalmente agli ordini religiosi. Con il sistema delle censuazioni enfiteutiche, contratti con i quali si cedeva ai coloni un fondo per un tempo molto lungo o per sempre dietro compenso annuo o di derrate detti "censo", i monaci fin dal XV secolo affidarono ai coloni terreni incolti o boschivi per farne terreni produttivi e prelevarne le rendite. Parte della rendita veniva versata in natura e clausola essenziale della pratica censuaria fu anche la trasformazione del territorio. L'intento evidente fu quello di risanare territori malsani o ricoperti da un folto bosco, recuperando aree per le colture e realizzare nuovi collegamenti viari. Con questo sistema anche il nostro territorio, allora boschivo, assunse caratteristiche diverse e sviluppò una prospera attività agricola.
Masseria dei GesuitiNel XVII secolo i Gesuiti ottennero o comprarono terreni di una considerevole estensione al punto da ubicarvi le corrispondenti masserie. Una, denominata S. Francesco (foto a sinistra), era impiantata nella contrada oggi detta Gesuiti ed era estesa novantasette moggi circa; un'altra, denominata "le Donne" estesa novantuno moggi, era sita ai Passanti, nella contrada oggi detta Pellegrini (foto a destra). 
Con il sistema delle censuazioni, i monaci selezionavano qualitativamente e quantitativamente i coloni, verificandone l'operato Masseria dei Pelegriniattraverso la rendita.

I coloni al contempo usufruivano del vigore consuetudinis, legge che regolava l'ereditarietà, trasmettendo di padre in figlio la conduzione del fondo. Le famiglie che risiedevano stabilmente sul territorio ne incrementavano la popolazione e ne attuavano la trasformazione. La coltivazione dei terreni fece sorgere le prime case sparse e, contemporaneamente, intorno alla chiesa di S.Maria Salome si sviluppò il primo abitato di Boscoreale con precise connotazioni contadine. La popolazione era formata " da coltivatori diretti, enfiteutici ed affittuari censuari, impegnati nella viticoltura lungo l'estesa fascia pedemontana e nell'agricoltura tradizionale o mista dove poteva disporre di acqua".
Al di fuori del centro abitato sorsero le masserie, testimonianze del rapporto tra residenza e coltivazione, laddove veniva richiesto un lavoro continuo ed una dimora stabile.
Si possono individuare sul territorio nazionale, in via approssimativa e suddividendo la grande varietà di impianti masserizi, tre grandi classi tipologiche: le forme a recinto, le forme lineari e unitarie, le forme a blocco e di tipo compatto.
La forma a recinto è quella che contraddistingue la maggior parte delle masserie meridionali caratterizzate infatti essenzialmente da uno spazio chiuso e scoperto, delimitato interamente o parzialmente da una serie di costruzioni. Si tratta cioè di un elemento o di una serie di elementi recintati, funzionali alle diverse attività rurali. L'elemento che caratterizza questo tipo di costruzione è il cortile, posto indifferente¬mente sia all'interno, sia a fianco, sia dietro l'abitazione. In alcuni casi esso può trovarsi anche davanti la casa.
Le masserie di Boscoreale, dal Seicento in poi, hanno caratterizzato, affianco al primo nucleo abitato di Santa Maria ad Jacobum (attuale Santa Maria Salome), il territorio e il paesaggio boschese, presentando diverse dimensioni in rapporto al lotto agricolo. Formate da corpi di fabbrica separati tra loro, in esse si distinguono i locali adibiti alla lavorazione dei prodotti agricoli, i depositi, le stalle, le abitazioni per i coloni ed il casino nobile sviluppato su due piani (il primo piano adibito ad abitazione ed il piano inferiore adibito a deposito o cellaio). La Masseria dei Gesuiti, la Masseria Pellegrini, la Masseria Villa Massafeudale Massa (foto a sinistra), ora nel territorio di Boscoreale, ma anticamente facente parte del tenimento di Ottajano, sono di dimensioni notevoli. La Masseria Tedesco (foto a destra), la Masseria Sanseverino, la Masseria Cuccurullo, la Masseria Di Lauro sono di medie dimensioni. Infine più minuta entità, presentano la Masseria Carotenuto, la Masseria Pennino, la Masseria Rosa, la Masseria Orefice contraddistinte da un corpo di fabbrica sviluppato su un unico piano, con addossati o staccati piccoli annessi destinati a deposito o stalle.Masseria Tedesco
Le masserie di dimensioni maggiori ccime quella dei Gesuiti, dei Pellegrini e quella di Villa Massa, sono accomunate da un elemento che le caratterizza tipologicamente: il cortile. Questo si presenta come spazio aperto e centrale attorno al quale ruotano e si dispongono i corpi di fabbrica diversificati funzionalmente. Alle masserie si accedeva da una stradina interna al podere, che solitamente iniziava dalla via principale di collegamento, evidenziandosi su questa con un portale.
Nelle Masserie di Villa Massa, dei Gesuiti e dei Pellegrini, la presenza della chiesa rappresentava un momento di aggregazione sociale non solo per gli abitanti locali ma di tutto il circondario.
La baronessa Massa raccontava come, fino a pochi decenni or sono, nella cappella gentilizia si svolgevano attività religiose che avevano come fine la raccolta di fondi per bambini orfani. A queste feste partecipavano molti cittadini e in quei giorni il cortile si popolava come nei "vecchi tempi". Anche nelle masserie più piccole, il cortile, che in alcuni casi è riconducibile alla sola aia o ad un piccolo spiazzo antistante il fabbricato, rappresenta una costante tipologica.
La masseria era, nella maggior parte dei casi, delimitata da mura che venivano erette sia a difesa che a perimetrazione del fondo.
Un ulteriore elemento ricorrente è il cellaio, a conferma della diffusa coltivazione della vite e degli ulivi: il cellaio era il luogo della conservazione del vino e dell'olio, nonché della lavorazione stessa dei prodotti. Dal punto di vista architettonico è collocato, in alcune masserie, al piano terra del casino nobile, assumendo anche dimensioni notevoli, come nella Masseria dei Pellegrini; in altre, è individuato in un corpo a sè stante. Di solito è coperto con volta a botte, di larghezza non inferiore a 5 metri e di lunghezza variabile, in considerazione del modo in cui venivano sistemate le botti e della loro quantità. Lungo i lati del cellaio, sviluppato in lunghezza, le botti venivano sistemate su appositi podii che ne facilitavano utilizzo, carico e scarico. Nei luoghi in cui il piano cantinato veniva utilizzato come cellaio, si assiste alla realizzazione di sistemi a puleggia per trasportare su e giù le botti. Per agevolarne lo scivolamento, lungo la scala di accesso alla cantina, venivano realizzate delle guide in pietra lavica.
Tenuto conto che Boscoreale è collocata alle falde del Vesuvio e che i corsi d'acqua sono lontani, il recupero dell'acqua piovana per il fabbisogno personale giornaliero, per abbeverare gli animali e per l'irrigazione dei campi, era essenziale. Tale necessità ha caratterizzato l'uso di una tecnologia che ha riunito il tetto al "sottosuolo" in un rapporto di continuità estremamente interessante. In caso di pioggia l'acqua defluiva dalle volte, contenuta dalle spallette dei muri di coronamento dei tetti, e si canalizzava in apposite caditoie curzi") di terracotta che la convogliavano, alla cisterna. Questa, in alcune masserie, è di notevole dimensione, e di grande capacità. L'acqua in essa contenuta veniva attinta attraverso uno o più pozzi.
Le volte a vela, a padiglione, a botte o a gaveta, più raramente a crociera, sono l'elemento formale che caratterizza l'architettura rurale vesuviana e ne connota il paesaggio, coniugando la capacità dei costruttori di realizzare insieme aspetti funzionali e formali, attraverso il recupero dei materiali esistenti locali, quali sabbia per gli intonaci, lapillo per la pavimentazione e per gli strati di impermeabilizzazione delle volte e la pietra di lava per le strutture portanti.
La masseria nel suo insieme di corpi aggregati attorno al cortile, non nasce sempre da un preciso progetto d'insieme: spesso i vari corpi di fabbrica vengono realizzati in tempi diversi e adattati alla necessità del momento. Anche lì dove esiste un originale disegno distributivo e una chiara volontà progettuale, come nella Masseria dei Gesuiti, si assiste a notevoli cambiamenti nel tempo e a riadattamenti in funzione delle necessità lavorative ed economiche del momento.
I caratteri fortemente segnati degli edifici sono il frutto di una semplicità sia costruttiva che distributiva. Nelle masserie di dimensioni maggiori, ad una migliore condizione di benessere economico corrisponde una più articolata distribuzione dei locali destinati ad abitazione. In quelle di minore entità, la semplicità distributiva, ridotta a due e persino ad un solo locale, denota il grado di povertà del contadino. In questi ultimi esempi di abitazioni monocellulari, il focolare, che funge da cucina e riscaldamento, assume importanza rilevante: è attorno ad esso che si sviluppa l'unico momento aggregativo della famiglia.

Ultima modifica

venerdì 31 ottobre 2014

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