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Santa Maria Salòme
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Santa Maria SalòmeLa chiesa di S. Maria Salòme nasce nel Nemus Schifati (Bosco di Scafati) nel sec. XI, sotto il nome di S. Maria de ortica, ad opera dei Benedettini. Nel sec. XII la troviamo citata in alcuni diplomi sotto il nome di ecclesia Sancta Maria ad Jacobum (chiesa di S. Maria e Giacomo). Chiesa di S. Maria SalòmeNei secc. XIII - XIV è citata in alcuni diplomi angioini con altre due ecclesiae dipendenti giuridicamente dall'Abazia di S. Salvatore di Valle (Pompei). Nel Quattrocento, sotto i re Aragonesi la chiesa ebbe particolari benefici. Nel sec. XVI l'intero patrimonio di S. Maria e Giacomo divenne proprietà feudale di un famoso condottiero,
Fabrizio Maramaldo, Signore di Ottajano. Il feudo rustico di 5. Maria Jacobi con il titolo di barone fu venduto dal Maramaldo per i molti debiti contratti. Ai primi del '700 il nobile nocerino Antonio Buonincontri sposando Orsola Delle Donne, ultima baronessa di S. Maria Jacobi, trasferì tale titolo alla sua casata. Verso la metà del '700 Bosco Reale ha già 1' aspetto di un piccolo paese e la chiesetta di S.M. Salome diviene insufficiente. Nel 1783 si ha l'istituzione di una Confraternita laicale che viene eretta sotto il titolo del SS. Rosario presso la chiesa, che già nel 1649 aveva una Congrega funzionante. Nell'anno 1807 si chiude la lunga attività dei benemeriti padri Celestini, con la loro assenza la chiesa ritorna ad essere cappella di diritto patronato di nobili famiglie poi proprietà della Curia Nolana. La chiesa raggiunse l'attuale configurazione intorno alla metà del Settecento. Il corpo principale, quello che prospetta sulla piazza, come tutte le chiese di antica fondazione, rispetta il principio della celebrazione orientem versus, cioè con l'abside rivolta ad oriente. L'edificio a navata unica con copertura a volta a botte, decorata con cornici in stucco a formare un soffitto a cassettoni, accoglie la statua ottocentesca della Madonna del Rosario. A destra dell'ingresso è una lastra marmorea con l'epigrafe PAUPERTATIS REFUGIUM A D.NI MDCXXI (rifugio della povertà anno del Signore 1621). Dall'interno, attraverso un'apertura moderna, si accede alla chiesa di più antica fondazione, coperta con volta a botte scandita in tre campate.
La copertura all'esterno è a volta estradossata tipica dell'area vesuviana. Sull'altare maggiore è posta la statua lignea della Santa di ottima fattura, databile agli inizi del '700. Al di sotto della chiesa è una spaziosa cripta per le sepolture. In essa trova posto la sepoltura del barone Luca Massa (1774), distinta dalle altre da una semplice lapide marmorea con epigrafe in latino, oggi collocata in chiesa. La chiesa è stata oggetto di restauro tra gli anni 1991-92. L'intervento ha interessato anche l'interno con consolidamenti strutturali, restauro e ripristino di elementi di arredo quali il battistero, l'altare, la mensa eucaristica e le statue. Infine poi tenendo conto dell'importanza che nel Settecento aveva lo slargo antistante la chiesa, sede di scambi commerciali, si è riqualificato tale spazio impiantandovi essenze preesistenti. All'esterno l'intervento ha riportato all'ottagonale forma originale il rosone della facciata, che, era stato modificato in rettangolare; è stato inoltre rivestito con lastre di pietra vesuviana bocciardata a grana fine con bordatura semilucida, l'esistente portale in pietra, di semplice fattura, rovinato dopo il sisma del 1980. 

Ultima modifica

venerdì 26 settembre 2014

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