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L'Arciconfraternita del SS. Rosario

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L'Arciconfraternita del SS. Rosario
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L’Arciconfraternita del SS. RosarioEntrando in Boscoreale provenendo da via Passanti, si imbocca l'alberata via Diaz e si giunge in via Giovanni della Rocca. Superato il piazzale delle Ferrovie dello Stato, dopo duecento metri, si svolta destra imboccando via Tenente Angelo Cirillo dove si trova Arciconfraternita del SS. Rosariosubito la Chiesa Madre dell'Arciconfratemita del SS. Rosario. Accanto alla facciata, restaurata nel 1998, è, sulla destra, l'ingresso alla sacrestia, preceduto da un piccolo giardino, sistemato nel 1995 ed abbellito con fontana e cordoli di delimitazione delle aiuole. Accanto alla porta d'ingresso della sacrestia, sulla sinistra, raffigurazione di San Giuseppe su maiolica. La facciata della chiesa presenta due nicchie vuote al lato del portale d'ingresso e la sua semplicità rispecchia quello che è lo spirito essenziale delle congreghe: fraternità, condivisione, misericordia. La zoccolatura è in travertino e in alto una targa in marmo dà il nome alla chiesa. Entrando si fa notare sui due lati il Coro ligneo, databile alla prima metà del settecento e restaurato nel 2002. Il Coro era riservato ai confratelli quando si riunivano per le celebrazioni o per le assemblee, mentre gli altri fedeli partecipavano prendendo posto al centro della navata su sedie di paglia. Fino alla fine degli anni settanta dello scorso secolo esisteva anche la divisione tra uomini e donne: i primi occupavano il lato sinistro (guardando l'altare, spalle all'ingresso), le seconde quello destro. Tale divisione è scomparsa fortunatamente con il passare del tempo. Successivamente il coro fu destinato ai bambini per la partecipazione alla Messa domenicale. Oggi, dopo il restauro, si presenta esattamente come era originariamente anche nel colore. Alle spalle l'androne d'ingresso è in legno e vetro e, come si evince dalla scritta in oro, risale al 1933. In fondo alla navata centrale nella nicchia di destra la statua di Santa Rita, molto venerata a Boscoreale, in quella di sinistra Sant' Antonio da Padova. Le nicchie hanno forma semicircolare con porte in legno e vetrate. Sul lato destro del fondo una lapide marmorea ricorda un evento storico riguardante l' incoronazione della Madonna Liberatrice dai Flagelli da parte del Clero Diocesano presieduto dall'allora vescovo mons. Adolfo Binni e riunitosi proprio in questa Congrega il 31 maggio 1965. Sotto la lapide è la porticina d'accesso alla loggia della Schola Cantorum, dove si trova un organo a canne con meccanica a mantice risalente alla fine dell'ottocento e perfettamente funzionante. La scala a chiocciola, molto ripida ed angusta, continua oltre la loggia e porta fino all'arcata campanaria a due luci. Da qui si ammira un ampio panorama di Boscoreale con Le campane originariamente erano fisse, con corde legate ai batacchi azionabili dall'interno della chiesa. Successivamente furono sostituite con campane mobili, sempre azionate dall'interno della chiesa. Nel 1995 sono state installate campane oscillanti comandate da un motore elettrico il cui quadro comandi si trova all'interno della sacrestia. Continuando la visita della chiesa, accanto alla porticina d'ingresso alla scala, è un'acquasantiera in marmo con placca in bronzo lavorata a sbalzo, consumata dall'abitudine dei fedeli di toccarla prima di bagnare le dita nell'acquasanta.
Un'altra acquasantiera è sul lato opposto. Al centro della chiesa, sulla sinistra, è stato collocato nel 2001 il quadro della Madonna del Rosario con i quindici misteri. Il quadro, restaurato dalla ditta F.D. Restauri di Pompei è databile alla prima metà del settecento ed è ad olio su tela. Misura cm 173x238 e, da un esame di laboratorio, risulta che la tela, in parte, è stata rifatta nell'ottocento: esattamente la parteecentrale, mentre i misteri risalgono al settecento. Il quadro si trovava in sacrestia ed era posto sulla parete destra entrando dall'altare. Le condizioni della tela, in alcuni puríti rosa e forata, in altri in totale disfacimento, hanno reso indispensabile e necessario il restauro. Tale restauro ha interessato anche la cornice in legno dorato. La raffigurazione della Madonna del Rosario segue l' iconografia pompeiana, con ai lati della Vergine e del Bambino San Domenico e Santa Caterina nell'atto di ricevere la Corona. La tela, oltre ai danni del tempo, aveva ricevuto anche danni dalla mano dell'uomo. Fortunatamente con l'opera di restauro si è ottenuto un pieno recupero dell'opera. L'autore del dipinto resta anonimo.
Continuando nella nostra visita ci avviciniamo all'altare maggiore dove possiamo vedere una poltrona presbiteriale in legno di noce databile alla fine dell'ottocento, anch'essa restaurata nel 2001. La poltrona è scolpita a mano ed intagliata. A sinistra del l'altare il leggio in marmo, realizzato nel 2000, ha sostituito un occasionale leggio in legno. Sul
l' altare si osservano sei candelieri in legno dorato ed un crocifisso in legno e bronzo, risalenti alla seconda metà dell'ottocento ed interamente restaurati dalla citata ditta nel 2002. Al centro il tabernacolo in marmo con porticina in ottone dorato. Ai lati del tabernacolo due candelieri a sei fiamme, sempre in ottone. In alto il trono della Vergine del SS. Rosario con la dicitura "Altare Privilegiatum" è in gesso dipinto. La statua della Madonna, databile alla prima metà dell' ottocento, è in legno e si tratta di un mezzobusto.
L'iconografia è diversa dalla raffigurazione pompeiana ed è sicuramente successiva cronologicamente. Il Bambino è anch'esso in legno ed è sempre un mezzobusto. La statua, in occasione dei festeggiamenti del 7 ottobre, ogni anno, viene posta, nel periodo del novenario, su un tronetto addobbato alla sinistra dell'altare maggiore per essere poi portata in processione solenne lungo le strade del paese. La processione ha molto seguito: infatti ai confratelli si uniscono molti gruppi di preghiera di Boscoreale, come il Terzo Ordine Francescano, le Dame di San Vincenzo de' Paoli, il gruppo di preghiera di Padre Pio, quello della Madonna del Carmine ed altri. La processione è accompagnata da una banda musicale ed è presieduta dal parroco e dall'assistente spirituale dell' Arciconfraternita. La tradizione della processione è stata ripresa nel 1995, dopo molti anni in cui 'è stata assente. I confratelli sono stati dotati di scolletto rosso e medaglione argentato, proprio come un tempo. Gli scolletti e i medaglioni sono stati realizzati da maestri artigiani nel 1999 su disegno originale conservato dalla Congrega. Ai lati dell'altare maggiore le piccole navate conservano le statue di Sant' Anna a destra e San Vincenzo Ferreri a sinistra. Sui piccoli altari candelieri in legno ottocenteschi e due piccoli tabernacoli arricchiscono le navate, unitamente alle statue in gesso, di epoca recente, del Sacro Cuore e dell'Immacolata. A destra dell'altare è posto un grande Croci-fisso, molto recente, la cui collocazione risale al 1985. L'altare, in marmo grigio, presenta una mensa di dimensioni piccole ma ben proporzionata al resto e, fino agli anni settanta, una balaustrina marmorea cingeva il tutto, con, al centro, un cancelletto di accesso in ferro battuto.
I capitelli, i fregi e gli angeli in gesso che decorano il perimetro della volta furono realizzati tra la fine degli anni sessanta e l'inizio del settanta. Erano dipinti semplicemente in bianco, poi, nel 2002, è stata realizzata la doratura con smalto a foglia oro che ha messo in evidenza e valorizzato l'intero lavoro. Inoltre, nel 1998 fu realizzato il nuovo impianto elettrico e d'illuminazione, con adeguamento alle normative vigenti, che sostituì interamente il precedente e fu realizzato sotto traccia. L'impianto ha mantenuto però invariati tutti i punti d'illuminazione: i grossi lampadari in cristallo sull'altare maggiore e negli altari laterali, le appliques lungo i corridoi laterali ed i faretti nelle varie nicchie. Unica innovazione furono le luci sistemate lungo il perimetro interno della volta che hanno dato maggiore luminosità a quest’ultima, peraltro ben illuminata durante il giorno da sei ampi finestroni disposti sui due lati, ma buia nelle celebrazioni serali. Il nuovo impianto elettrico si rese necessario oltre che per l’adeguamento alle norme di sicurezza, anche al fatto che nel quadro generale vi erano dei vecchissimi interruttori e portafusibili in ceramica, detti “a tabacchiera”, gelosamente conservati e risalenti, nella migliore delle ipotesi, all’immediato dopoguerra e, quindi, ormai inaffidabili. Nello stesso periodo furono tinteggiati gli interni della chiesa.
Guardando in alto si notano alcuni ferri. Tali lavori si resero necessari a seguito del sisma del 23 novembre 1980 la cui violenza causò danni sia alla volta sia alle mura perimetrali. Conseguentemente a tale evento fu dichiarato lo stato di inagibilità della Congrega e per diversi mesi la celebrazione feriale della S. Messa avvenne nei locali della sacrestia mentre quella festiva nell'ampio spazio dell'ex segheria, al coperto, in piazza Vargas. Una volta ultimati di lavori di consolidamento tutto fu ripristinato come prima.
Prima di accedere alla sacrestia, alle spalle dell'altare, è un corridoio di comunicazione tra i due lati. In esso si possono notare due nicchiette scavate nel muro alle spalle dell'altare dove si ponevano le lampade per l'illuminazione perpetua, oggi in disuso. Accanto alla porta di accesso alla sacrestia, sulla sinistra, acquasantiera in marmo, sulla destra campanella in bronzo per l'an-nuncio dell'inizio delle celebrazioni.

(Testo tratto dal volume "L'Arciconfraternita del SS Rosario - 2003 - Bruno Cammarota)

Ultima modifica

venerdì 26 settembre 2014

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