Comune di Boscoreale

Fatti e Personaggi

Amministrazione Trasparente
Comune di Boscoreale

Attenzione: per consultare la pagina "", verrai reindirizzato sul Portale del Comune di Boscoreale dedicato alla Trasparenza.
Attendi qualche secondo per accedere automaticamente, o entra subito nel Portale della Trasparenza.

Annulla e rimani sul sito Istituzionale
Comune di Boscoreale
Ricerca assistita
Ricerca assistita
Mentre digiti nella casella di ricerca la funzione di completamento automatico ti offre diverse soluzioni di ricerca
Comune di Boscoreale
Seguici sulla nostra pagina facebook Seguici sulla nostra pagina google plus Seguici sul nostro account Twitter Visita il nostro canale Youtube Telegram - Canale istituzionale Seguici tramite feed RSS
Fatti e Personaggi
Home Page » Città » La Storia » Fatti e Personaggi
Icona freccia bianca

Antonio Cozzolino 'o brigante Pilone

Antonio Cozzolino, detto «Pilone» per la folta lanugine che gli ricopriva il viso quando venne al mondo, fu brigante legittimista di Francesco II tra i più famosi, tra il 1860 e il 1870. Nacque da Vincenzo, trainiere e da Carolina Liguori, casalinga, il 20 gennaio 1824, alle ore sedici, nel quartiere di Casalnuovo, a Torre Annunziata. E non a Boscotrecase come si è sempre creduto – e scritto, sbagliando – sino ancora a qualche anno fa, allorché è stato pubblicato il saggio Antonio Cozzolino ‘o brigante Pilone che ha fatto definitivamente luce su quell’argomento. Il giorno successivo, il 21 gennaio, fu anche dichiarato all’anagrafe cittadina: testimoni furono FerdinandoAntonio Cozzolino Balzano, «regnicolo» di anni trentasei e vicino di casa della famiglia Cozzolino, di professione «artefice armiere», Don Bonaventura Cirillo, «benestante» di anni trentotto, domiciliato «in questo comune alla strada Regia» e la levatrice che lo aveva fatto nascere, Rosa Carillo. Sempre quella mattina venne battezzato sul sagrato della chiesa dello Spirito Santo, detta anche del Carmine, dal parroco don Gaetano Scafa. In gioventù fu scalpellino, come tanti conterranei, e sposò Maria Luigia Falanga.
Arruolatosi nell’esercito borbonico, Antonio Cozzolino fu inquadrato nel secondo battaglione «Cacciatori a piedi di linea», acquartierato a Nocera Inferiore e considerato il fiore all’occhiello delle truppe d’assalto – erano simili ai bersaglieri - dell’esercito di Ferdinando II. Dal 1842 al 1844 combatté contro i ribelli calabresi, distinguendosi per le doti militari e per il coraggio, tanto da ricevere un encomio e un premio in denaro. Dal 1844 al 1846 il battaglione si scontrò con i briganti di Giosafatte Tallarico, in Sila e Aspromonte, e anche allora Cozzolino si mise in luce per audacia e ardimento, ricevendo una gratifica in denaro. Il «Secondo di linea» venne poi trasferito a Napoli dove contrastò la resistenza liberale del cinque maggio 1848, in via Toledo, e subito dopo fu inviato a bloccare l’insurrezione di Messina. Circostanza, questa, in cui Pilone si distinse al punto da essere promosso al grado di secondo sergente, ricevendo anche una medaglia al valor militare. La sua trasformazione in brigante avvenne allorché il sindaco del paese dove abitava, Boscoreale, prese a perseguitarlo per il suo credo borbonico e la speranza del ritorno sul trono dello sconfitto Francesco II. Inseguito da numerosi ordini di cattura per complotti contro il nuovo regno, in un’occasione fu il bersaglio dei colpi della Guardia Nazionale locale. Si vendicò ammazzando il comandante e si diede alla macchia mettendo su una banda di briganti che combattevano per il ritorno del re borbone. Numerose furono le azioni della banda. Tra le più significative : l’assalto al carcere di Boscotrecase e la liberazione di alcuni borbonici incarcerati; l’assalto alla guardia nazionale di Flocco, frazione di Boscoreale; l’assalto alla guardia nazionale di Poggiomarino; il sequestro a scopo di riscatto (il ricavato serviva per il sostentamento della banda) del banchiere Michele Avitabile e del giovane possidente Rosario Battaglia di Flocco. Insomma, l’area vesuviana a sud del vulcano, dal 1860 al 1870 fu teatro di assalti, combattimenti, appostamenti e sequestri. Contro Pilone i Savoia schierarono centinaia di soldati e bersaglieri, polizia e carabinieri. Pilone riuscì sempre a sfuggire a ogni tentativo di cattura. Ebbe contatti con altri capibanda legittimisti dell’area: Vincenzo Barone, i briganti dei monti Lattari, Cipriano e Giona La Gala, con Crocco Donatelli. E fu Cavaliere del Regno delle Due Sicilie e ufficiale superiore di quell’esercito con incarico di «comandante dell’avanguardia dei cacciatori d’osservazione», per decreto di Francesco II. Fu aiutato da amici e sostenitori, nella Francesco IIsua lotta e nella sua latitanza. Persino Francesco II, ospite del papa, a Roma, lo tenne alcuni mesi ben protetto, dopo che era scappato dall’area vesuviana. La sua fama valicò la Campania e l’Italia: la notizia della sua uccisione a Napoli, il 14 ottobre 1870, venne riportata persino dai quotidiani americani e australiani: il New York Times e il Sydney Morning Herald, di Sydney in Australia.
Questa, la scena dell’uccisione, in prossimità dell’Orto Botanico di Napoli, di Cozzolino, che è stato tradito da un compaesano: tale Giordano. La vicenda e le sue drammatiche fasi sono state ricostruite sui documenti ufficiali dell’epoca (dispacci e relazioni di polizia, carabinieri, questura) e riportate nella monografia Antonio Cozzolino ‘o brigante Pilone.
«L’incontro con il traditore ha luogo alle otto e trenta; i due si fermano a parlare qualche minuto; le guardie appostate là attorno stringono il cerchio; alle otto e quaranta scatta l’operazione; qualche momento dopo, il delegato Petrillo e l’appuntato onorario Mazzella urlano a Pilone di arrendersi e gli si lanciano contro; gli sono addosso; la zuffa, terribile, con coltelli e bastoni, dura due, tre minuti, al massimo. Pilone si difende con la forza della disperazione: tira bastonate a destra e a manca; si getta “tra le gambe del suo assalitore gridando più volte “sono tradito, sono tradito!”, e sguainato il pugnale menava fendenti tentando di colpirlo, mentre tirava calci. Raggiunto da alcuni colpi, Mazzella resta ferito a una mano; lo stesso delegato rimane contuso nella lotta; Pilone sta per avere la meglio; sopraggiungono però gli altri questurini della squadra (in tutto sono dodici uomini) e tutti assieme gli si scagliano addosso; lo trafiggono più e più volte con coltelli e lame sino a quando “ricevette una pugnalata nel fianco destro da uno degli agenti (si tratta di Generoso Zichella, nda.) e cadde a terra, questa volta per non rialzarsi più”. Alle otto e cinquanta circa, Pilone, rintracciato solo in virtù di un inganno, è sopraffatto e giace in una pozza di sangue, ferito a morte, sullo stradone che dall’Orto Botanico mena al Museo. Subito arriva una carrozzella della Questura, appostata poco lontano. Il corpo esanime del bandito viene caricato e steso sul cuscino; assieme all’uomo, ormai rantolante, prendono posto anche Petrillo e tre guardie; il cocchiere sprona il cavallo e parte; schioccando ripetutamente la frusta, si fa largo tra le gente che tenta di vedere e capire cos’è successo; si dirige verso la questura. Dieci minuti di corsa folle e Pilone arriva al posto di Polizia». Di quanto accade in Questura, si sa poco o niente. Pilone, di sicuro è arrivato già morto, come scrivono i carabinieri reali che danno l’ora esatta della morte: 9 e 15. la perquisizione consentì di trovare: al collo un abitino (si tratta del napoletanissimo abetiello, lo scapolare) contenente l’immagine di san Ciro; nelle tasche un piccolo reliquiario in ottone contenente un pezzettino delle ossa della beata Francesca, di S. Colombo, di S. Giustino, ed un poco di velo della Madonna; una immagine di S. Maria delle Paludi; una meditazione per la Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; un pezzettino di carta sul quale stava scritto “Antonio Cozzolino, io son figlio alla Madonna addolorata perché in gielo ce il Signore che più di esso ce il padrone”; un pezzo del giornale ”il Popolo d’Italia”; un abbiccì, seguito da una dottrina cristiana; un fazzoletto bianco di battista estremamente fina, con due P ricamate all’angolo e sopra di esse una corona. Era forse un ricordo; un portafiammiferi in rame; un grosso astuccio di cuoio per gli occhiali; un fotografia di lui, Pilone, nuova, pulita coll’indirizzo del cartolaio Migliorato; lire quaranta in carta e pochi soldi; un portafoglio con taccuino». In un altro elenco dei materiali rinvenuti su Pilone, la cronaca cittadina segnala che «in una tasca del portafoglio, erano scritti con grafia grezza alcuni versi indirizzati a Gesù Salvatore “O cuore di Cesù quelle che è tico posso fatù” (O cuore di Gesù quello che dico possa fare tu); si trovò un sacchettino di tela, dove erano figure di santi, tra cui quelle della Vergine, di San Giuseppe, e del Bambino, con le parole “Gesù Giuseppe Maria, vi dono il cuore e l’anima mia e una immaginetta di nostra Signora de La Salette». Il suo corpo, il giorno dopo, venne sotterrato nel cimitero delle 366 fosse, in località Poggioreale. La spia che aveva tradito pilone, guadagno bei soldini con le taglie riscosse. Solo dal sindaco di Boscoreale ebbe un versamento di 800 lire. Del 1870. 


Tutte le notizie su Antonio Cozzolino, Pilone, e le azioni militaresco – brigantesche della sua “comitiva” (come allora venivano definite le bande di briganti che scorrevano il territorio), di seguito, si da una sintesi tratta dalla monografia Antonio Cozzolino ‘o brigante Pilone di Carlo Avvisati, saggista e giornalista. 

Ultima modifica

lunedì 03 novembre 2014

Condividi questo contenuto

- Inizio della pagina -

Comune di Boscoreale
Piazza Pace 1 - 80041 Boscoreale(NA)
Centralino: 081 8574111
P. IVA 82008410639

Il sito Istituzionale del Comune di Boscoreale è un progetto realizzato da Internet Soluzioni S.r.l. con la piattaforma ISWEB - Content Management Framework

Il progetto Comune di Boscoreale è sviluppato con il CMS ISWEB® di Internet Soluzioni Srl www.internetsoluzioni.it